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Camminare con gli altri prendendosi per mano

Camminare con gli altri prendendosi per mano

di don Rino Caporusso

Ero prossimo al sacerdozio e ricordo le parole di don Tonino Bello, che ho avuto modo di conoscere negli anni del seminario, e che riecheggiano così: “Voi non siete esseri venuti dal passato, siete testimoni giunti dall’avvenire, costretti a raccontare l’inedito di Dio”. Sono diventato prete quasi senza averlo scelto. Incisiva è stata la mia attiva partecipazione nella realtà parrocchiale di san Benedetto, ma una figura molto importante da bambino è stata quella della maestra delle scuole elementari: un esempio splendido di tenerezza e di dedizione agli altri.  Meravigliose anche le figure di sacerdoti incontrati durante il mio percorso di crescita, uomini che profumavano di santità come don Antonio Casardi, don Vincenzo Frezza, Padre Raffaele di Bari e padre Mariano Magrassi. Indimenticabili le sue parole sul sacerdote: “non abbiamo noi l’insieme dei carismi, ma il carisma dell’insieme”. Era un invito ad avere fiducia nello Spirito Santo che suscita doni e meraviglie di generosità nel popolo di Dio. Oggi riconosco che far risuonare i carismi di tutti è difficile perché ciascuno cerca di far risuonare sé stesso soprattutto in una società fortemente individualista e litigiosa come la nostra. Per generare unità, è assolutamente necessario ascoltare ciò che è suggerito dal cuore, operare una certa sintesi contemplativa, attivare quella capacità coltivata dalla preghiera che consente di saper distinguere l’essenziale dall’accessorio riconducendo tutto ad unità, a Cristo.

 Ordinato sacerdote è poi arrivata quasi per caso l’esperienza missionaria presso la parrocchia di Santa Helena in Brasile. Da questa parentesi di vita ho imparato tanto. È stato un momento che mi ha insegnato ad andare sempre all’essenziale. Sono grato a Dio per la mia esperienza missionaria perché mi ha forgiato soprattutto sotto l’aspetto pastorale. Ho appreso che il sacerdote, insieme con il suo popolo, deve umilmente mettersi in cammino di conversione, deve camminare con gli altri prendendo gli altri per mano e lasciandosi prendere per mano. “Riuniti nella tua mano” è appunto il tema che ho scelto in occasione del mio 25esimo anniversario di ordinazione sacerdotale.

In questi anni il Signore ha voluto che sotto il mio ministero sbocciassero nuove vocazioni. In Brasile ho visto nascere cinque sacerdoti e tre vocazioni religiose. A Barletta ho accompagnato alla consacrazione sacerdotale don Salvatore Mellone che il Signore ha presto voluto in cielo, don Massimo Serio, don Nicola Salvemini, don Michele Porcelluzzi. Questi chiamati da Dio sono uno dei Suoi capolavori per il bene della Chiesa.

Il presbitero è, secondo i documenti della Chiesa, ministro dell’unità, della riconciliazione, colui che coordina i carismi, promuove il mistero della sintesi respirando la spiritualità della strada. Il parroco fa questo in una porzione di popolo. Ho capito che la bellezza dell’essere sacerdote sta nel realizzare nella sua vita una proposta di umanità piena attraverso il bene corrisposto agli altri, attraverso un sorriso, un abbraccio che aprono la strada al cuore e alle menti delle persone.

Rendo grazie al mio Dio per tutti coloro che ho incontrato, che mi sono stati vicini e ho avuto la grazia di servire in particolare ringrazio la mia famiglia, la comunità del SS. Crocifisso con cui ho condiviso gran parte del mio cammino e la comunità di San Paolo Apostolo che la grazia del Signore mi ha chiamato a servire.