image1 image2 image3

Il mosaico

 


Il mosaico è stato iniziato nel 2002 con la parte centrale dall'equipe del Centro Aletti sotto la supervisione di padre Marko Ivan Rupnik. La stessa equipe ha poi realizzato le parti laterali nel 2016.

La parete frontale vuole presentare alcuni momenti centrali della dottrina paolina includendo san Paolo stesso, in quanto la chiesa è dedicata a lui.

Nella parte centrale c’è il crocifisso e davanti, stretto al crocifisso, si trova santo Stefano ferito dalle pietre della lapidazione che ancora stanno ai suoi piedi. A sinistra della croce giace il corpo di san Paolo decapitato. A destra, guardando la croce, in posizione speculare a san Paolo – caduto con le braccia anch’esse come aperte sulla croce – si trova la piscina battesimale in forma di croce.
In alto la mano del Padre, sotto il Figlio sull'albero della croce e sullo sfondo l'amore dello Spirito Santo che avvolge tutto nel rosso fuoco dell' amore. Le sette gocce d'oro all'interno della cascata rossa a forma di calice rovesciato rappresentano i sette doni dello Spirito Santo.

 

Saulo perseguita la Chiesa e su questo suo percorso incontra Stefano che fa lapidare perché gli ha resistito e non si è sottomesso alla sua dottrina. 
Nel cammino verso Damasco gli si rivela Cristo, proprio da quella realtà che egli perseguitava, tanto che Cristo gli dice “Perché mi perseguiti?”.
Nella tradizione della Chiesa si dice che santo Stefano si è reso vangelo. Le ultime parole e il modo del suo martirio come descritto negli Atti degli Apostoli richiamano direttamente la similitudine a Cristo nella sua morte e la sua partecipazione alle sofferenze di Cristo (due realtà che troviamo in Paolo impresse così fortemente da ritrovarle nella sua dottrina, ad esempio nella lettera ai Filippesi). Saulo ha fatto lapidare Stefano, che apparteneva a Cristo in modo così radicale da subire tutto ciò che Cristo ha subito. 

La scena della lapidazione è accostata direttamente a Cristo crocifisso, perché sarà quello che Paolo avrà di più caro, tanto che ritiene di non sapere altro che “Cristo crocifisso” (cf 1Cor 2,2). Questo è importante per la vita del cristiano in ogni tempo, ma soprattutto nel nostro, quando spesso ci si ostina, come Saulo o come Balaam che percuote la sua asina perché non vuole andare dove lui la spinge, non sapendo che è Dio stesso che cerca di dirci qualcosa portandoci là dove noi cerchiamo di non andare.
Si apre dunque tutto il capitolo di rinunciare alla volontà propria, oppure rinunciare a separare la dottrina dalla persona di Dio, a separare la dottrina dal volto amoroso di Cristo, a sentirsi padroni della dottrina, della verità invece di servirla...


Saulo, sentendo la voce del Signore, cade da cavallo. Qui lo vediamo ormai a terra, steso a forma di croce, nel senso che, abbandonando il cavallo – simbolo della forza e del potere –, si vanta solo della sua debolezza. Anche lui diventerà vangelo, accoglierà la sofferenza come parte inseparabile dell’amore e la croce con la sua pasqua come via della realizzazione dell’amore. Perciò lo troviamo già decapitato: con un amore folle per Cristo vive con Cristo fino in fondo la sua cristoformità, subendo tutto ciò che subisce il discepolo sulla via del Maestro, cioè sulla via della pasqua. In diverse lettere Paolo fa accenni autobiografici, dove evidenzia come nella sua carne e nel suo destino per grazia gli viene incisa l’impronta del Signore. Il destino del Signore diventa il suo destino.

Dall’altro lato della croce la piscina battesimale, a forma di croce così come anticamente era costruita. Il battesimo di ogni cristiano significa il trapianto da una vita basata su di sé, ad una vita affidata al Dio buono e misericordioso che per primo si è affidato nella nostre mani; la croce cancella nell’uomo la falsa immagine di Dio radicata con il peccato di Adamo. L’acqua della piscina battesimale è come quella del Giordano o del mar Rosso, che lava via il peccato. La scena vorrebbe evidenziare l’inizio del capitolo 6 della lettera ai Romani, dove Paolo esplicita la morte dell’uomo nel battesimo, morte che è simile a quella di Cristo e la resurrezione dell’uomo nuovo, morto al peccato e che vive in Cristo. Ciò che vive Paolo nella sua carne fino al martirio lo ritroviamo in qualche modo compiuto nel battesimo di ogni cristiano, rigenerato ad una vita nuova, reso capace di offrire la propria vita perché gli viene donata la vita stessa di Dio.


Sul lato sinistro vediamo Abramo, nella solitudine, che contempla questo mondo deserto davanti a lui e conta le stelle: due strisce, come se fosse la sfera dell’universo, una nera e una blu, con dentro le stelle. Ci riporta all’episodio dell’alleanza tra Abramo e Dio. Alleanza significa educare a ritenere l’altro il primo. In Dio la priorità è sempre l'altro, perché per Lui la verità è la relazione. 

Alle spalle, l’episodio tratto dal terzo capitolo del vangelo di Marco: la guarigione dell’uomo con la mano inaridita nella sinagoga, dove, mentre Cristo mette al centro l'uomo, gli scribi indicano la legge, la Torah. Paolo nella lettera ai Galati ci dice che all’inizio c'era solo la fede di Abramo, dopo è arrivata la legge. Per questo la legge non può sostituire la promessa dell’alleanza,ma deve essere sostegno e sigillo della fede.

Nell’iconografia, Dio viene sempre alla nostra sinistra, mentre l’uomo a destra. Abramo guarda verso la nostra sinistra, e guarda verso la destra di Dio. Invece alle spalle di Abramo, sia gli scribi sia l’uomo malato sono posti a sinistra, in quanto uomini religiosi, giunti lì in nome di Dio, ma contornati da uno sfondo nero, simbolo di una vita che si è spenta. Cristo,il figlio di Dio, è a destra,solidale con l’uomo, in quanto egli stesso si è fatto uomo, per indicarci che con l'alleanza Dio ha prediletto l'uomo alla legge.

Al lato opposto è stata rappresentata l’annunciazione. Dio ha preservato Maria dal peccato, affinché Lei, con la sua volontà, possa considerare Dio il primo. Il Suo è un credere amando, consegnando la propria vita a Dio : "Eccomi, sono la serva del Signore. avvenga di me quello che hai detto". Per questo è raffigurata mentre sta tessendo un gomitolo, la carne al verbo. E' posta alla nostra destra, dalla parte dell’uomo, così come a destra troviamo Paolo,Pietro e Giacomo, i primi discepoli.

Maria ha accolto la parola invece, Paolo, cioè la chiesa, accoglie Cristo salvatore, raffigurato maturo nel suo mantello. In lui si è rivelato il Figlio, perciò adesso è la chiesa, gravida e matura, che si dirige verso il mistero pasquale, la scena centrale.  

 

Questa scena raffigura tutto il cammino della parabola cristiana: avere una vita filiale per obbedire al Padre con amore, non da schiavi della legge ma da figli liberi. Perciò Paolo porta il libro con su scritto "da morti che eravamo".
Sotto la legge eravamo morti fino a quando non abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio che ci ha rivelato il Figlio e a sua volta ci ha reso figli, degni di chiamare Dio Padre.