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La struttura

 

Per la sua particolare tipologia architettonica, la chiesa di San Paolo Apostolo vuole essere una specie di manifesto teologico nel contesto urbano. La prima cosa che salta all’occhio, entrando nella chiesa di San Paolo in Barletta, è un riquadro chiaro sul pavimento in granito scuro. Sul riquadro una scritta: Mihi nomen Charitas. La frase è riassuntiva della pergamena sigillata nella prima pietra che il parroco, con forte intuitoo pastorale ha voluto riportare sul pavimento in testimonianza e garanzia della fede dei suoi parrocchiani.

 

 

 La chiesa è stata concepita sull’articolazione di due figure geometriche universalmente ritenute simboliche di Dio e dell’uomo. Il quadrato, immagine che rinvia alla Chiesa, al popolo convocato da Dio e riunito nel suo nome per celebrare l’azione di grazie e il triangolo, forma indeformabile, simbolo di forza, di perfezione e di compimento. Quadrato e triangolo si articolano, ritagliando gli spazi della celebrazione liturgica.

 

Il sagrato, corrispondendo alla proiezione della falda del tetto, è la continuazione o, se si vuole, l’anticipazione dello spazio interno della chiesa. Su esso si apre l’ingresso ampio, funzionale, luogo simbolico dell’incontro dell’umano con il divino. Essendo poi sull’asse dell’altare, l’ingresso segna in modo inequivocabile, la direzione del cammino di chi, salendo dalla strada, si orienta all’incontro con Dio. Rilevanti, nella struttura architettonica della chiesa, sono l’allusione alla pienezza e alla perfezione data dal numero sette, cioè dalla somma degli angoli del quadrato e del triangolo e l’armonia che scaturisce dal dialogo costante tra l’orizzontalità e la verticalità dello spazio interno, tra il luogo dell’assemblea generato dall’altare e la luce policroma che piove dai quattro lucernari della copertura.

 

 All’interno della chiesa il luogo dell’assemblea è articolato intorno all’altare in modo che la centralità di questi ne è il vero e unico punto di riferimento. La posizione a raggiera dei banchi permette poi all’assemblea di fargli corona.Il presbiterio, sopraelevato in quote diverse, consente un agevole svolgimento dei riti e mette in evidenza i tre luoghi eminenti della celebrazione: quello della presidenza, della Parola e dell’Eucaristia.

 

Il luogo della presidenza con la sede per il celebrante e gli scanni per ministri o concelebranti esprime in modo chiaro il ministero di colui che guida l’assemblea e presiede la celebrazione della persona di Cristo capo e pastore e nella persona della Chiesa suo corpo.

 

Il luogo della Parola, collocato in prossimità dell’assemblea in modo da costituire una sorta di cerniera tra il presbiterio e l’aula assembleare, comprende l’ambone sopraelevato rispetto alla quota del presbiterio tanto da permettere una buona visibilità di chi proclama la Parola. Sulla parte frontale dell’ambone sono scolpite due figure. Quella circolare richiama la pietra del sepolcro rotolata il giorno della resurrezione mentre quella allungata rappresenta una spada e richiama il brano della lettera agli Ebrei in cui è scritto che la parola di Dio e più tagliente ed efficace di una spada a doppio taglio.

 

 

L’altare, che come è già stato sottolineato è punto focale dell’intero spazio liturgico, costituisce il luogo dell’Eucaristia. La sua posizione libera e sopraelevata consente al celebrante di compiere agevolmente tutti i gesti liturgici ad esso inerenti e all’assemblea di orientarvi l’attenzione durante la celebrazione. L’immagine scolpita sulla parte frontale dell’altare richiama il pane eucaristico e ricorda il passaggio del mar Rosso da parte del popolo ebraico.

 

Il luogo della custodia eucaristica è separato dall’ aula liturgica. Coincide con la cappella feriale posta all’ingresso della chiesa sulla destra di chi entra. L’eucaristia è conservata nel tabernacolo di bronzo sorretto dalla stele che rappresenta il roveto ardente.

 

Il luogo del battesimo, posto alla sinistra di chi entra, è costituito dal fonte battesimale che permette sia il battesimo per aspersione che per immersione.